mercoledì 16 febbraio 2011

The Independent


Cara Crissy,
ho trovato qualcuno che riguardo alla tecnologia la pensa esattamente come te, un altro sognatore, un altro artista nato sotto il segno dei pesci che per scelta non è mai passato all'era del digitale. 
Nel suo caso parliamo di Fotografia, quella con la effe maiuscola, quella che necessita di pellicola e camera oscura, quella degli Avedon, dei Ritts, dei Watson, dei Weber, per intenderci.
L'ho invitato a esporre alla Stiletto Gallery of Modern Art le sue Eye Chronicles II, cronache del non-digitale, 26 fotografie di moda e luoghi non convenzionali nei quali lui la moda l'ha spesso ambientata.
Un appuntamento da non perdere, da sabato 19 febbraio.
Dimenticavo, lui è Ettore Moni.
Ettore Moni, classe 1967, ha una particolare visione di quello che l'arte deve essere.
Moni è un indipendente nel profondo dell'anima, la sua arte non dipende infatti da mode, da vuoti ragionamenti commerciali, da compromessi. 
Dalle foto di nudo, ai ritratti, alla moda, al fetish, ai paesaggi, al tributo a New York, città nella quale ha a lungo vissuto, il percorso di Ettore Moni è una strada che porta alla realtà cruda, senza abbellimenti, senza teatralità, senza finzione.
Questa visione di ciò che è il mondo reale permette all'artista di affrontare con coerenza tematiche spesso opposte poiché non vi è differenza di percezione tra ciò che l'occhio di Moni vede in un teatro vuoto, in un corpo con tatuaggi o scarnificazioni, in un braccio di fiume o in una strada deserta di East Harlem: sono frammenti di vita cruda, viva, pulsante.

Ettore Moni è stato pubblicato da D di Repubblica, Anna, Kult, Sport&Street, Sportswear International, Pig.
Ha esposto in due mostre personali a Parma e in collettive a Modena e Piacenza.
Vive nelle campagne di Parma in una vecchia casa colonica nella quale i libri di fotografia e letteratura sono l'arredo più importante.

lunedì 14 febbraio 2011

The dreamer



Crisi, crisi, crisi...
Si parla di crisi e si torna ad apprezzare valori veri come affetti, sentimenti, il rispetto per gli altri e per l'ambiente. Come se le difficoltà ci restituissero umanità. Improvvisamente al denaro si preferisce il benessere, la salute e le diete sane, mentre la scienza ci promette la sconfitta delle malattie e la mappa esatta della fonte dell'eterna giovinezza.
La moda, di riflesso, si adatta al momento, riscoprendo capi morbidi, minimalisti e trasversali alle stagioni e alle tendenze, ponendo in luce un unico accessorio a valorizzare il tutto: la scarpa. 
Sulle passerelle sfilano emozioni semplici e straordinarie, dagli zatteroni di Vivienne Westwood alle stringate basse e alle ballerine di Giorgio Armani, dallo stiletto e sabot di Manolo Blahnik ai texani Sartore. Gli opposti che tornano ad attrarsi: sneakers e anfibi che si contrappongono a tutta la femminilità delle creazioni di Giuseppe Zanotti, Sergio Rossi, Christian Louboutin e Jimmy Choo.
In questo 2011, anno di iPhone e Internet, social network e email, dove tutto è global e sempre più fast, un mondo senza più frontiere sembra offrirci opportunità ed evoluzioni infinite in cambio di questa velocità supersonica.
Ma correre veloci per andare dove?
Ahimè, di tutta questa tecnologia ammetto il mio totale rifiuto e, sforzandomi di stare al passo con i tempi, continuo a vivere di emozioni e sogni e ad amare tutto ciò che circonda la moda e le piccole ma grandi gratificazioni che noi donne sappiamo donarci anche solo con un nuovo paio di scarpe.


Crissy

venerdì 11 febbraio 2011

Right and left



La creatività spesso consiste nel cambiare appena cose che già esistono. Lo sapevate che le scarpe destra e sinistra sono state inventate solo poco più di un secolo fa?
Questo significa che se fossimo vissute prima di allora saremmo andate in giro come la Creatura del Frankenstein di Mary Shelley, con le braccia distese in avanti a cercare equilibrio come sonnambule.
Una ragione già di per sé valida per rifiutarci categoricamente di viaggiare nel tempo, se mai se ne presentasse l'occasione.

giovedì 10 febbraio 2011

21





But don't you remember, don't you remember?
The reason you loved me before,
Baby please remember me once more.

When was the last time you thought of me?
Or have you completely erased me from your memories?
Cause I often think about where I happen to roam.
You more I do, the less I know.

But I know I have a fickle heart and bitterness
And a wandering eye, and a heaviness in my head.

But don't you remember, don't you remember?
The reason you loved me before,
Baby please remember me once more.

Ohhhh

I gave you the space so you could breathe,
I kept my distance so you would be free,
I hope that you find the missing piece
To bring you back to me.

Why don't you remember, don't you remember?
The reason you loved me before,
Baby please remember you used to love me.

When will I see you again?

["Don't you remember", Adele from her new album 21]


Vedo il luogo e decido. 
Devo sapere contro quali pareti si infrangeranno i suoni, tra quali mobili si rincorreranno le note, in quali specchi si rifletteranno. E chi e cosa una canzone deve rappresentare.
C'è chi non ne vede il senso. Ma c'è chi non vede il senso di un sacco di cose.
(dj069, melody maker, Stiletto Grand Opening, feb.2011)



mercoledì 9 febbraio 2011

Try walking in my shoes




Permettetemi di dissentire riguardo all'affermazione della vostra paladina di Sex and the City: non tutti gli uomini sono come le scarpe col tacco. 
Ci sono uomini che sono come scarpe da ginnastica o come scarponi allacciati, quel genere di scarpe che non tieni in casa insieme a décolleté e ballerine, troppo sporche o rovinate per accostarsi a sandali e plateau, quelle che usi solo nel momento del bisogno, quando devi spalare la neve, o camminare nei campi col cane, quando c'è da correre a prendere i ragazzi a scuola, o attorno a casa per perdere un chilo di troppo, quelle che ci sudi dentro, quelle che si adeguano al tuo movimento, quelle che hanno il tuo odore e solo il tuo. Le scarpe più fedeli che una donna possa avere, le uniche con le quali puoi sentirti veramente te stessa e fregartene del trucco e della ricrescita, quelle che ti amano anche se hai una ruga quando sorridi perché l'unica cosa che conta è che tu sorrida. Quelle che basta aprire la porta e allungare una mano. 
Quelle che loro per te ci saranno sempre.


Neil Novo
(Capo cantiere Stiletto, building 9)

domenica 6 febbraio 2011

Ooh La La!


Il 9 febbraio, giorno del suo compleanno, Carmen Miranda, la diva portoghese alla quale Hollywood ha dedicato una piazza, era solita passare in rassegna le scarpe che avrebbe calzato nei giorni della primavera imminente.
Ovviamente trovava sempre che mancasse un qualcosa di difficilmente definibile nel suo già vasto guardaroba calzaturiero. Capricciosità è la prima parola che viene in mente. Comprensione quella alla quale penso subito dopo. Come non condividere la propensione tutta femminile al non essere mai del tutto soddisfatte? Accontentarsi è come fare il morto in piscina: è un'immobilità piacevole, certo, ma dopo un po' il sole negli occhi dà fastidio e l'acqua non è poi così tiepida come ci sembrava pochi minuti prima.

martedì 1 febbraio 2011

Heels


Gli uomini sono come le scarpe col tacco... Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall'inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale... e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te...
[da “Sex and the city”, il film]